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UN PROTOCOLLO CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI

30.000 donne sottoposte a infibulazione in Italia. Il Ministero della Salute concorda con i pediatri di famiglia un piano di informazione e prevenzione, per combattere una pratica illegale ma ancora diffusa in molte comunità di migranti.
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e la Fimp (Federazione Italiana dei Medici Pediatri) hanno sottoscritto un protocollo d'intesa contro la circoncisione clandestina e le mutilazioni genitali, fenomeno che secondo le stime rese note in questa occasione coinvolgerebbe in Italia circa 30mila donne e bambine.
Le mutilazioni genitali femminili, come la clitoridectomia, l'escissione e l'infibulazione, sono pratiche rituali tradizionali, ancora diffuse soprattutto nell’Africa Subsahariana, che provocano conseguenze fisiche e psicologiche pesanti: dolore rischi di infezioni e complicanze anche gravi come cistite e ritenzione urinaria, perdita del piacere sessuale e problemi per procreazione e parto.
Giuseppe Mele, presidente della Fimp, ha ricordato che “La mutilazione irreversibile del corpo femminile e l'alterazione dell'identità psicofisica della donna non trovano alcuna giustificazione nell'interesse della salute. Per questo, a differenza della circoncisione maschile che non è invalidante, queste pratiche sono proibite”.
La Sottosegretaria alla Salute Francesca Martini, firmataria in rappresentanza del governo, ha ribadito il diritto all'integrità fisica, psicologica e morale dei bambini e delle donne che vivono nel nostro Paese, come previsto dalla Costituzione e dalle Convenzioni Internazionali.
Anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, dicendosi impressionata dalle cifre del fenomeno, si è impegnata a portare il tema all'attenzione del governo per modificare la legge al fine di impedire o comunque considerevolmente diminuire il numero di minorenni sottoposte a questa pratica. “La differenza di cultura e religione non deve tramutarsi in fenomeni di tolleranza della violenza e del sopruso verso persone che non sono libere di determinarsi e di scegliere” ha dichiarato il ministro.
Tra i commenti al protocollo, va citato quello di Ahmad Giampiero Vincenzo, presidente dell'Associazione Intellettuali Musulmani Italiani, che ha espresso appoggio all’iniziativa e ha annunciato la presentazione di un progetto al Comune di Roma per l’inserimento in alcuni ospedali di mediatori culturali che dovrebbero affiancare il personale sanitario, orientando e assistendo le comunità per praticare una circoncisione sicura ai maschi e allo stesso tempo scoraggiare l'infibulazione femminile.
Il Protocollo siglato ieri, dopo che quest'estate due bimbi nigeriani sono morti dissanguati per essere stati sottoposti a un intervento di circoncisione rituale clandestina, mira a contrastarne la pratica, cercando di sensibilizzare le comunità di immigrati contro questa problematica. E’ sulle comunità, infatti, che va fatta leva per prevenire il fenomeno e per limitarne i danni sulla salute dei bambini e delle bambine.
L’accordo firmato ha lo scopo di coinvolgere i pediatri di famiglia, che dovranno informarsi sull'orientamento religioso della famiglia del bambino, e sulla possibile intenzione di voler accedere alla pratica della circoncisione. Di conseguenza dovranno sensibilizzare le famiglie sulle implicazioni e le possibili complicanze medico-chirurgiche dell'intervento, sconsigliando in maniera preventiva il ricorso a pratiche al di fuori dall'ambiente sanitario, e infine, in caso di netta volontà da parte dei genitori di procedere all'effettuazione dell'intervento, aiutare la famiglia ad accedere alle strutture sanitarie, ovviamente per la sola circoncisione maschile, che in alcune regioni tra cui il Piemonte è attuata gratuitamente dai presidi pubblici con la finalità di tutelare la salute dei bambini.
Verranno predisposti strumenti informativi differenziati per gli operatori e le famiglie: tra questi ultimi, un poster da esporre negli ambulatori e nei reparti pediatrici, e un opuscolo informativo già disponibile, Circoncisione clandestina e mutilazioni genitali.
L’intesa verrà poi presentata dalla sottosegretaria Martini, il prossimo 2 ottobre, nel corso del Congresso Nazionale della Fimp in programma a Napoli.
In Italia la legge n. 7 del 9 gennaio 2006 ha introdotto misure per contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile, definite “violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine”, attraverso campagne informative, formazione del personale sanitario, istituzione di un numero verde, oltre all’introduzione del reato nel codice penale con sanzioni fino a dodici anni di reclusione più l’interdizione professionale per il personale sanitario colpevole.
In attuazione della legge, il Ministero della Salute, nel marzo 2008, ha emanato le Linee guida destinate alle figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile, per realizzare una attività sia di prevenzione, che di assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche.


www.kila.it







24 settembre 2008

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