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PENSIONI, BRUXELLES CONDANNA L'ITALIA "DISCRIMINATORIO LIMITE ALLE DONNE"

Bruxelles - La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per il regime previdenziale dei dipendenti pubblici: nel mirino l’età pensionabile diversa tra uomini e donne, in violazione del principio sulla parità di trattamento.  "Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne - si legge nella sentenza emessa oggi - la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’articolo 141 CE". Ai giudici del Lussemburgo aveva fatto ricorso la Commissione europea che aveva puntato il dito contro il regime pensionistico gestito dall’Inpdap ritenendolo discriminatorio. Il decreto legislativo del 1992 ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla pensione di vecchiaia Inpdap alla stessa età prevista dal sistema gestito dall’Inps: 60 anni per le donne e 65 per gli uomini.  L’Italia ha, quindi, contestato l’inadempimento addebitato facendo valere il carattere legale del regime pensionistico gestito dall’Inpdap. I limiti di età, secondo Roma, sono uniformemente stabiliti, sia per lavoratori iscritti all’Inps che per quelli iscritti all’Inpdap. Pertanto, la normativa contestata manterrebbe, proprio in quanto conforme a quella applicabile alle categorie di lavoratori iscritti all’Inps, una valenza generale, tale da far considerare il regime pensionistico gestito dall’Inpdap come avente natura legale. Ma la Corte sottolinea che la fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d’età diversa a seconda del sesso "non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne e non le aiuta nella loro vita professionale nè pone rimedio ai problemi che esse possono incontrare durante la loro carriera professionale".

www.ilgiornale.it

 

 






20 novembre 2008

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